Materiali a ridotta impronta carbonica, fotocatalisi applicata al calcestruzzo, maggiore efficienza energetica e riduzione degli scarti: ad Asphaltica 2026 Crezza ha raccontato ad Asphaltica 2026 un percorso di innovazione sviluppato insieme a Heidelberg Materials Italia e Pureti Italia. L’azienda valtellinese ha presentato al pubblico specializzato del settore delle infrastrutture viarie soluzioni e traguardi del proprio percorso di innovazione nella prefabbricazione per le infrastrutture viarie. In particolare, il focus si è concentrato sugli aspetti ambientali e sul valore della collaborazione lungo la filiera.
Il tema è stato sviluppato nel workshop “La sostenibilità nella prefabbricazione: valorizzare competenze e rete per sviluppare manufatti in calcestruzzo con materiali a ridotta impronta carbonica e funzionalità volte al miglioramento della qualità dell’aria”, promosso venerdì 9 ottobre presso il Padiglione 37 di BolognaFiere, in collaborazione con Heidelberg Materials Italia e Cav. Vittorio Scipioni, distributore per l’Italia di Pureti, mettendo a confronto competenze, tecnologie e prospettive applicative.
«Per questa nostra prima partecipazione ad Asphaltica, tra le principali rassegne del settore, abbiamo voluto portare un messaggio attuale e caratterizzante il nostro percorso di sviluppo. La sostenibilità, per un’azienda industriale, non può essere un elemento aggiunto alla fine del processo – ha sottolineato Sebastiano Guerini, Direttore Generale di Crezza –. Deve entrare nella progettazione, nella scelta dei materiali, nell’organizzazione della produzione e nella capacità di costruire relazioni con partner in grado di condividere e amplificare questo percorso. Per noi significa trasformare ricerca e innovazione in soluzioni concrete, industrializzabili e applicabili alle opere».
L’esperienza dello stabilimento di Brevik di Heidelberg Materials
Il primo asse del workshop ha riguardato la riduzione dell’impronta carbonica associata ai materiali. Heidelberg Materials Italia ha portato l’esperienza maturata con evoZero®, prodotto grazie all’applicazione su scala industriale della tecnologia CCS (Carbon Capture and Storage) presso lo stabilimento di Brevik, in Norvegia. L’impianto, inaugurato nel 2025, è progettato per catturare fino a 400.000 tonnellate di CO₂ all’anno, corrispondenti a circa il 50% delle emissioni generate. La CO₂ catturata viene successivamente trasportata e conferita in siti di stoccaggio geologico autorizzati nel Mare del Nord; la relativa contabilizzazione è sottoposta a verifica indipendente e, per favorirne la trasparenza e la tracciabilità, Heidelberg Materials registra i dati all’interno della propria piattaforma digitale Carbon Bank, a supporto della documentazione ambientale e delle dichiarazioni EPD.
Crezza stima che l’impiego di evoZero® nella produzione dei manufatti su 12 mesi, consentirebbe di accedere alla certificazione di circa 70.000 kg di CO₂ non immesse in atmosfera rispetto all’utilizzo di un cemento convenzionale, sulla base delle valutazioni ambientali fornite dal produttore.
«L’esperienza con Crezza ha mostrato come l’innovazione sui materiali possa trovare applicazione concreta nella prefabbricazione – ha commentato Dante Parisi di Heidelberg Materials Italia –. L’obiettivo non è soltanto disporre di materiali con una minore intensità carbonica, ma inserirli in processi industriali nei quali il dato ambientale possa essere documentato, tracciato e valorizzato. È questo passaggio, dalla tecnologia all’applicazione, a rendere la transizione progressivamente più concreta».
Prefabbricati interattivi con l’ambiente con la fotocatalisi di Pureti
Il secondo fronte ha riguardato la possibilità di far evolvere il ruolo dei manufatti prefabbricati attraverso la fotocatalisi. Grazie a Pureti, Crezza ha approfondito l’applicazione sul calcestruzzo di una nanorete fotocatalitica che si lega agli strati superficiali e immediatamente sottostanti, pensata per consentire ai prodotti trattati di interagire con l’ambiente in presenza di luce, anche artificiale e a bassa intensità: una reazione fisica permette di ridurre fino al 95% inquinanti atmosferici come gli NOx nelle adiacenze dei manufatti (dati certificati dall’Università di Praga nel 2025), conferendo inoltre proprietà autopulenti alle superfici così trattate, con ricadute positive sulla riduzione della necessità di manutenzioni nel tempo.
Il percorso ha raccolto l’eredità delle sperimentazioni condotte con l’Università di Bologna già dal 2019 e si è successivamente sviluppato attraverso ulteriori attività di test, anche sui calcestruzzi di Crezza. L’evoluzione della tecnologia, basata su un mix di minerali ossidanti, è stata presentata come uno dei passaggi centrali per valutarne l’impiego nella prefabbricazione e nelle infrastrutture.
«Il punto centrale è la fotocatalisi – ha commentato Vittorio Magnoni di Pureti Italia –. Attraverso una nanorete applicata alla superficie del manufatto, il calcestruzzo può acquisire una nuova capacità di interazione con l’ambiente, trasformando elementi tradizionalmente passivi in superfici funzionali. È una prospettiva particolarmente interessante per applicazioni infrastrutturali, dove le superfici esposte possono assumere un ruolo ulteriore rispetto a quello strutturale. A questa funzione si affiancano proprietà quali autopulenza e idrorepellenza, con possibili ricadute sulla durabilità dei manufatti e su risparmi per la manutenzione. Un approccio di sostenibilità a tutto tondo».
La sostenibilità passa per l’efficienza di impianti e processi
«Accanto all’innovazione sui materiali e sui manufatti, Crezza ha condiviso anche il percorso intrapreso sul fronte dei processi produttivi. Lo stabilimento principale di Gordona ha raggiunto un livello di autosufficienza energetica fino al 70%, grazie alla produzione da fonte fotovoltaica» aggiunge il DG Sebastiano Guerini.
A questo si è aggiunto un intervento altrettanto significativo sull’efficienza nell’impiego delle risorse: attraverso l’affinamento dei processi produttivi e l’adozione di macchinari progettati per favorire il riutilizzo dei materiali, Crezza sta raggiungendo una riduzione del 50% la produzione di scarti e rifiuti. Un risultato destinato a incrementarsi costantemente e che integra la riduzione dei consumi energetici con una maggiore capacità di valorizzare le risorse impiegate nel processo produttivo.
«Il confronto di Asphaltica ci ha permesso di mostrare come la sostenibilità possa essere affrontata con una visione realmente integrata – ha concluso Andrea Sala Tenna, Direttore di Produzione di Crezza –. Le partnership sono per noi uno strumento concreto per ampliare competenze e capacità di innovazione, ma altrettanto importante è continuare a lavorare sui nostri processi produttivi, per consumare meno energia, ridurre gli scarti e utilizzare in modo più efficiente le risorse. È un percorso continuo, nel quale prodotto, processo e filiera devono evolvere insieme».
La presenza ad Asphaltica 2026 ha rappresentato per Crezza un’occasione per condividere un percorso già avviato e, allo stesso tempo, aprire nuove prospettive di collaborazione nel settore della prefabbricazione per le infrastrutture viarie, in cui più soggetti e diverse soluzioni sono stati affrontati non come componenti separate, ma come parte attive e integranti di una stessa evoluzione.«Quando si parla di sostenibilità nel settore delle infrastrutture, spesso si pensa a una sfida futura. In realtà è una responsabilità che siamo chiamati ad affrontare oggi, con soluzioni concrete, investimenti e innovazione» – conclude Sebastiano Guerini, Direttore Generale di Crezza.